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Laurea più facile per Professioni sanitarie

Quando si cerca qual è la facoltà più facile per entrare a Professioni sanitarie, in realtà la domanda corretta è leggermente diversa: qual è il corso di laurea triennale delle Professioni sanitarie più accessibile al test di ammissione. Non si parla quindi di una singola “facoltà”, ma di tanti corsi diversi: Infermieristica, Fisioterapia, Logopedia, Ostetricia, Tecniche di laboratorio biomedico, Tecniche di radiologia medica, Igiene dentale, Dietistica, Ortottica, Educazione professionale e altri corsi dell’area sanitaria. La risposta non è uguale per tutta Italia, perché l’accesso a Professioni sanitarie dipende molto dall’università scelta, dai posti disponibili, dal numero di candidati, dalle preferenze inserite, dai punteggi minimi e dagli scorrimenti di graduatoria. Quindi non basta dire “Infermieristica è facile” oppure “Fisioterapia è difficile”. Bisogna capire quanti posti ci sono e quante persone provano davvero a entrare in quel corso e in quello specifico ateneo. Professioni sanitarie è un corso ad accesso programmato Le lauree triennali delle Professioni sanitarie sono corsi ad accesso programmato. Questo significa che non ci si può iscrivere liberamente, ma bisogna superare una prova di ammissione e rientrare nei posti disponibili. Il test viene organizzato dagli atenei secondo le regole previste dal decreto ministeriale ufficiale. Per il 2025/2026, la prova era composta da 60 quesiti con 5 opzioni di risposta. Le domande erano divise in questo modo: competenze di lettura e conoscenze acquisite negli studi, ragionamento logico e problemi, biologia, chimica, fisica e matematica. Il punteggio massimo era 90 punti. Ogni risposta corretta valeva 1,5 punti, ogni risposta sbagliata toglieva 0,4 punti, mentre ogni risposta non data valeva 0 punti. Questo è importante perché, per capire dove è più facile entrare, non basta guardare il nome del corso. Conta anche il livello della prova, il punteggio degli altri candidati e il modo in cui l’università costruisce la graduatoria. Perché non esiste una risposta unica valida per tutta Italia La cosa più importante da capire è che Professioni sanitarie non funziona come una scelta unica nazionale uguale per tutti. Ogni università pubblica il proprio bando, indica i corsi attivi, i posti disponibili, le scadenze, le modalità di iscrizione e le regole per la graduatoria. Per questo motivo, lo stesso corso può essere più accessibile in un ateneo e molto più competitivo in un altro. Per esempio, Fisioterapia può avere tantissime domande rispetto ai posti disponibili in una città, mentre in un’altra può avere un rapporto leggermente meno difficile. Lo stesso vale per Logopedia, Ostetricia, Igiene dentale o Tecniche di radiologia medica. La domanda giusta quindi non è solo “qual è la laurea più facile?”, ma anche: in quale università ci sono più possibilità reali di entrare in quel corso? Il dato più importante: posti disponibili e domande Per capire quale corso è più accessibile bisogna guardare almeno 2 dati: posti disponibili e domande presentate. Se un corso ha 300 posti e 250 domande, l’accesso può essere molto diverso rispetto a un corso con 15 posti e 100 domande. Il rapporto tra candidati e posti è uno dei dati più utili perché mostra quanta concorrenza c’è davvero. Più il rapporto è basso, più il corso tende a essere accessibile. Più il rapporto è alto, più il corso tende a essere competitivo. Questo non significa che un corso con poche domande sia automaticamente facile. Bisogna sempre considerare anche il punteggio minimo, gli scorrimenti e le preferenze indicate dagli studenti. Però il rapporto domande/posti è un primo indicatore molto concreto. Quali corsi avevano più posti nel 2025/2026 Secondo i dati ufficiali nazionali 2025/2026, il corso con più posti disponibili era Infermieristica, con 20.409 posti per candidati dell’Unione europea e candidati non appartenenti all’Unione europea residenti in Italia. Questo è un dato molto importante, perché Infermieristica è presente in tanti atenei e in molte sedi. A livello nazionale, è il corso con la disponibilità più ampia. Sempre nel 2025/2026, Fisioterapia aveva 3.262 posti, quindi molti meno rispetto a Infermieristica. Tecniche di radiologia medica, per immagini e radioterapia aveva 1.863 posti, mentre Tecniche di laboratorio biomedico aveva 1.660 posti. Altri corsi avevano numeri più bassi: Logopedia aveva 1.112 posti, Igiene dentale 922 posti, Tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro 921 posti, Educazione professionale 844 posti, Dietistica 623 posti, Assistenza sanitaria 502 posti. Corsi come Tecniche audiometriche, Podologia, Tecniche di neurofisiopatologia, Tecniche ortopediche e Terapia occupazionale avevano molti meno posti. Questo però non basta per dire quale sia più facile. Un corso con pochi posti può essere meno richiesto, mentre un corso con tanti posti può avere anche tanti candidati. Infermieristica è spesso più accessibile? Dai dati raccolti, Infermieristica è sicuramente il corso con più posti disponibili a livello nazionale tra le lauree triennali delle Professioni sanitarie. Questo può renderlo più accessibile rispetto a corsi molto richiesti e con meno posti, come Fisioterapia o Logopedia. Però non bisogna confondere “più posti” con “ingresso garantito”. La difficoltà reale dipende dall’ateneo. In alcune università, Infermieristica può avere un rapporto candidati/posti più favorevole. In altre, può comunque richiedere un buon punteggio, soprattutto se la sede è molto richiesta. Nell’esempio ufficiale dell’Università di Parma per il 2025/2026, Infermieristica aveva 330 posti disponibili e 239 domande presentate. Il rapporto era quindi inferiore a 1 domanda per posto. Questo dato mostra che, almeno in quell’ateneo e in quell’anno, Infermieristica risultava più accessibile rispetto a corsi come Fisioterapia e Logopedia. I corsi che possono risultare più accessibili Dai dati ufficiali dell’Università di Parma 2025/2026, alcuni corsi avevano un rapporto domande/posti particolarmente basso. Educazione professionale aveva 40 posti e 17 domande, quindi circa 0,43 domande per posto. Tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro aveva 25 posti e 13 domande, quindi circa 0,52 domande per posto. Infermieristica aveva 330 posti e 239 domande, quindi circa 0,72 domande per posto. Ortottica e assistenza oftalmologica aveva 21 posti e 16 domande, quindi circa 0,76 domande per posto. Tecniche di laboratorio biomedico aveva 36 posti e 35 domande, quindi circa 0,97 domande per posto. Questi dati non valgono automaticamente per tutti gli atenei italiani, ma aiutano a capire un punto fondamentale: i corsi più accessibili non sono sempre quelli più conosciuti. A volte possono essere corsi meno richiesti, con un numero di candidati più basso rispetto ai posti disponibili. I corsi che risultano spesso più competitivi Sempre usando i dati ufficiali raccolti, alcuni corsi risultano molto più competitivi. Nell’esempio dell’Università di Parma 2025/2026, Fisioterapia aveva 46 posti e 299 domande, cioè circa 6,50 domande per posto. Logopedia aveva 15 posti e 80 domande, cioè circa 5,33 domande per posto. Questi numeri spiegano perché molti studenti percepiscono Fisioterapia e Logopedia come corsi difficili da superare. Non è solo una questione di programma del test, ma soprattutto di concorrenza. Se ci sono pochi posti e molti candidati, il punteggio necessario per entrare tende a salire. Per questo, chi punta a questi corsi deve prepararsi con grande precisione, soprattutto su biologia, chimica, logica, matematica e fisica. Una preparazione guidata può aiutare molto, perché non basta studiare tanto: bisogna capire dove si perdono punti, quali argomenti pesano di più e come migliorare nelle simulazioni. È proprio qui che strumenti come TestBuddy possono essere utili, perché permettono di allenarsi con quiz, simulazioni, statistiche e intelligenza artificiale per capire il proprio livello senza studiare alla cieca. Quindi qual è la laurea triennale più facile per entrare? Con i dati ufficiali disponibili, non si può indicare una sola laurea triennale come “la più facile” in tutta Italia per il 2026, perché i dati completi 2026/2027 non risultano ancora pubblicati nelle fonti raccolte. Però, basandosi sui dati ufficiali 2025/2026, si può dire che i corsi che possono risultare più accessibili sono quelli con più posti disponibili, meno domande rispetto ai posti e scorrimenti più favorevoli. Tra questi, Infermieristica è spesso uno dei corsi più accessibili perché ha tantissimi posti a livello nazionale. Nell’anno accademico 2025/2026 aveva oltre 20.000 posti disponibili, un numero molto superiore agli altri corsi delle Professioni sanitarie. In alcuni atenei, però, possono risultare ancora più accessibili corsi come Educazione professionale, Tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, Ortottica e assistenza oftalmologica o Tecniche di laboratorio biomedico, se hanno poche domande rispetto ai posti disponibili. La risposta più corretta, quindi, è questa: non esiste una laurea più facile in assoluto, ma in molti casi i corsi con più possibilità di ingresso sono quelli meno richiesti o con tanti posti, mentre Fisioterapia, Logopedia, Ostetricia e alcuni corsi molto desiderati tendono a essere più competitivi. Perché i dati 2026 vanno controllati con attenzione Per l’anno accademico 2026/2027, i dati ufficiali completi sui posti disponibili e sui bandi non risultano ancora tutti pubblicati nelle fonti raccolte. Questo significa che per il 2026 bisogna controllare con attenzione il bando dell’università scelta, perché lì si trovano le informazioni davvero decisive: posti disponibili, corsi attivi, scadenze, modalità di iscrizione, contributo di partecipazione, preferenze, graduatorie, immatricolazione e scorrimenti. Se il bando 2026/2027 non è ancora disponibile, si possono guardare i dati 2025/2026 per farsi un’idea, ma senza considerarli definitivi. I posti possono cambiare, le domande possono aumentare o diminuire e anche la competitività di un corso può variare da un anno all’altro. Come scegliere le preferenze in modo intelligente Nel test di Professioni sanitarie, la scelta delle preferenze è molto importante. Ogni ateneo gestisce la graduatoria secondo le proprie regole. In generale, il candidato indica i corsi a cui vuole concorrere e l’assegnazione tiene conto del punteggio ottenuto e delle preferenze inserite. Questo significa che non bisogna scegliere le preferenze solo in base al nome del corso più famoso. Bisogna ragionare su interesse personale, posti disponibili, competitività del corso, sede, possibilità di scorrimento e punteggio realistico nelle simulazioni. Uno studente che sogna Fisioterapia può inserirla come prima scelta, ma può valutare anche altri corsi sanitari coerenti con i propri interessi. Questo non significa “accontentarsi”, ma conoscere bene le regole del test e aumentare la consapevolezza delle proprie possibilità. Il ruolo degli scorrimenti Gli scorrimenti di graduatoria sono fondamentali per capire la difficoltà reale di ingresso. Un corso può sembrare pieno subito dopo la prima graduatoria, ma liberare posti nelle settimane successive perché alcuni candidati rinunciano, si immatricolano altrove o non completano la procedura. L’avviso ufficiale dell’Università di Verona sui posti vacanti 2025/2026 mostra proprio questo: dopo le prime assegnazioni possono esserci riassegnazioni e ulteriori candidati ammessi. Questo dato è utile perché fa capire che non bisogna guardare solo la prima graduatoria. Per valutare davvero un corso bisogna controllare anche scorrimenti, posti vacanti e punteggi degli ultimi ammessi. Attenzione ai punteggi minimi Il punteggio minimo è uno dei dati più cercati dagli studenti, ma va interpretato con cautela. Non sempre gli atenei pubblicano il punteggio minimo in modo semplice e confrontabile. A volte bisogna leggere graduatorie, avvisi di scorrimento e documenti separati. In più, un punteggio minimo dell’anno precedente non garantisce nulla per l’anno successivo. Se nel 2026 aumentano i candidati per un corso, il punteggio può salire. Se diminuiscono le domande o aumentano i posti, può scendere. Per questo, il punteggio minimo va usato come riferimento orientativo, non come certezza. Cosa guardare nel bando dell’università Per capire se un corso è più o meno accessibile, il bando dell’università è il documento più importante. Bisogna controllare prima di tutto i posti disponibili per ogni corso. Questo è il dato di partenza. Poi bisogna verificare le scadenze di iscrizione al test, perché ogni ateneo pubblica date e procedure precise. Saltare una scadenza significa non poter partecipare, anche se si è preparati. Serve poi controllare il contributo di partecipazione, le modalità di pagamento, la ricevuta richiesta e la conferma dell’iscrizione. Questi passaggi sono pratici, ma fondamentali. Infine, bisogna leggere bene le regole sulle preferenze, sulla graduatoria, sugli obblighi di immatricolazione e sugli scorrimenti. Sono dettagli che spesso sembrano burocratici, ma decidono concretamente se uno studente riesce a entrare o perde il posto. Come cambia la preparazione in base al corso scelto Il test è lo stesso per i corsi attivati nello stesso ateneo, ma la preparazione deve tenere conto dell’obiettivo. Chi punta a un corso molto competitivo come Fisioterapia o Logopedia deve cercare di ottenere un punteggio alto e stabile nelle simulazioni. Chi punta a corsi con rapporto candidati/posti più favorevole non deve comunque sottovalutare la prova, perché basta un errore nella graduatoria, nelle preferenze o nella gestione del tempo per complicare l’accesso. La preparazione migliore è quella che permette di capire quanto si è vicini al punteggio necessario, quali materie abbassano il risultato e quali argomenti conviene ripassare prima. Con TestBuddy si può studiare in modo più ordinato, facendo simulazioni, esercizi per argomento e controllando le statistiche di miglioramento. L’obiettivo non è solo fare quiz, ma capire davvero dove si sta migliorando e dove serve intervenire prima del test. Quali corsi controllare se si cerca una possibilità più accessibile Se l’obiettivo è aumentare le possibilità di ingresso, ha senso controllare con molta attenzione i corsi che, nei dati disponibili, mostrano meno concorrenza rispetto ai posti. Tra questi possono rientrare, a seconda dell’ateneo, Educazione professionale, Tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, Infermieristica, Ortottica e assistenza oftalmologica, Tecniche di laboratorio biomedico e altri corsi meno richiesti rispetto a Fisioterapia o Logopedia. Questo non significa che siano corsi “facili” dal punto di vista universitario o professionale. Significa solo che, in alcuni atenei e in alcuni anni, possono avere una concorrenza più bassa al momento dell’accesso. La scelta deve comunque restare coerente con ciò che si vuole studiare. Entrare in un corso sanitario significa iniziare un percorso universitario serio, con tirocini, esami e responsabilità professionali. Cosa possiamo dire con i dati disponibili Con i dati ufficiali raccolti, la risposta più onesta è questa: Infermieristica è il corso con più posti disponibili a livello nazionale e può essere spesso una delle opzioni più accessibili. In alcuni atenei, però, corsi come Educazione professionale, Tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, Ortottica e assistenza oftalmologica o Tecniche di laboratorio biomedico possono avere un rapporto domande/posti ancora più favorevole. Al contrario, Fisioterapia e Logopedia risultano spesso più competitive, perché hanno meno posti rispetto alla domanda degli studenti. Per il 2026/2027 bisogna aspettare e controllare i bandi ufficiali aggiornati, perché solo quei documenti permettono di sapere con precisione quanti posti ci sono, quali corsi sono attivi e come funziona la graduatoria in ogni ateneo. Riepilogo finale delle fonti I dati sull’accesso programmato derivano dalla pagina ufficiale del Ministero dell’Università e della Ricerca. I posti disponibili nazionali 2025/2026 derivano dal riepilogo ministeriale ufficiale dei posti. La struttura della prova 2025/2026 deriva dal decreto ministeriale ufficiale sulla prova. I dati su domande e posti per singolo corso usati come esempio derivano dalla pagina ufficiale dell’Università di Parma sui test di ammissione 2025/2026. Le informazioni sulle preferenze e sulla graduatoria di ateneo derivano dal bando Professioni sanitarie dell’Università degli Studi di Milano. Le informazioni sugli scorrimenti e sui posti vacanti derivano dall’avviso ufficiale dell’Università di Verona.

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Leo Fulvio Bacchilega
blue white and red star flagMedicina

IELTS obbligatorio per IMAT 2026?

Se ti stai chiedendo se IELTS obbligatorio per IMAT 2026 sia una regola valida per tutte le università, la risposta breve è no. Non esiste un obbligo unico nazionale uguale per tutti i candidati IMAT. La regola vera è più semplice: dipende dall’ateneo che scegli e, molto spesso, dal fatto che tu sia uno studente EU oppure non-EU che deve richiedere il visto. Secondo la procedura di Universitaly, la valutazione dei documenti richiesti resta competenza dell’università, mentre la decisione finale sul visto spetta ad Ambasciata o Consolato. Questo significa che non è Universitaly a imporre un IELTS uguale per tutti: è il singolo ateneo a stabilire se serve una certificazione di inglese, quale livello richiede e in quale fase devi presentarla. IELTS è obbligatorio per tutte le università? No. IELTS non è obbligatorio per tutte le università IMAT. Alcuni atenei non lo richiedono come requisito generale di accesso, altri chiedono una prova di inglese di livello B2, altri ancora la richiedono soprattutto ai candidati non-EU visa applicants durante la fase di pre-enrollment o pre-evaluation. Questa differenza è fondamentale perché molti studenti leggono “corso in inglese” e pensano automaticamente che l’IELTS sia obbligatorio ovunque. In realtà non funziona così. Un corso erogato in inglese può richiedere un certificato linguistico in un’università e non richiederlo in un’altra, oppure richiederlo solo a certe categorie di candidati. Se non ho inserito l’IELTS, è un problema? La risposta è: dipende dall’università. Se non hai caricato l’IELTS, non significa automaticamente che la tua candidatura sia compromessa. In alcune università non succede nulla perché il certificato non è obbligatorio. In altre, invece, la domanda può restare incompleta, condizionata oppure non ammissibile finché non presenti una prova linguistica valida. Quindi la domanda corretta non è solo “I didn’t put my IELTS”, ma “in quella specifica università, l’IELTS era obbligatorio in quella specifica fase?”. Universitaly richiede l’IELTS a tutti? No, Universitaly non richiede l’IELTS in modo uniforme per tutti i candidati. La piattaforma di Universitaly serve soprattutto per la procedura di pre-enrollment degli studenti internazionali, in particolare dei non-EU che devono fare domanda di visto. Però la piattaforma non crea un requisito linguistico nazionale uguale per tutti. Chiede di caricare i documenti previsti dal corso e dall’ateneo scelto, e poi l’università valuta la pratica. Anche la pagina First Steps di Universitaly chiarisce che la pre-iscrizione non coincide con l’iscrizione definitiva: dopo l’eventuale ammissione bisogna seguire le procedure dell’università per completare l’enrollment. Differenza tra EU e non-EU: cambia davvero? Sì, e cambia parecchio. Per gli studenti EU o equiparati, l’IELTS non diventa automaticamente obbligatorio solo perché fanno l’IMAT. Se l’università non lo richiede, puoi candidarti senza. Per i non-EU visa applicants, invece, il certificato di inglese può diventare molto più importante già nella fase iniziale. Alcuni atenei lo verificano durante la pre-enrollment su Universitaly o durante una pre-evaluation separata. In pratica, è più facile che uno studente non-EU si senta dire: “senza prova linguistica valida la pratica non è completa”. Università IMAT 2026: dove IELTS serve e dove no Bologna: IELTS non obbligatorio Per Bologna, prendendo come riferimento le regole ufficiali del corso di Medicine and Surgery dell’Università di Bologna, l’IELTS non risulta obbligatorio come requisito generale di accesso. Eventuali certificazioni di inglese possono essere considerate, ma non sono indicate come condizione necessaria per sostenere il percorso di ammissione. Quindi, se stai pensando: “non ho inserito IELTS per Bologna”, in base alle informazioni disponibili questo non dovrebbe essere un problema. Torino: situazione da verificare nel bando aggiornato Per Torino, la pagina ufficiale sulle candidature internazionali della University of Turin conferma il passaggio tramite Apply@UniTo e Universitaly per chi ha titolo estero, ma nelle informazioni pubbliche citate non emerge una conferma netta di IELTS obbligatorio per tutti. Qui la risposta più corretta è prudente: da verificare nel materiale 2026/27 aggiornato. Napoli Federico II: non confermabile con certezza dalle fonti raccolte Per Federico II, nelle fonti disponibili non è stato possibile verificare con certezza una regola chiara e definitiva sul requisito IELTS. Quindi non sarebbe corretto dire né “sì obbligatorio” né “no non serve mai” senza il bando ufficiale aggiornato. Catania: B2 obbligatorio La pagina ufficiale del corso di Medicine and Surgery dell’Università di Catania è tra le più chiare: richiede una prova di inglese di livello B2. Non viene indicato nella pagina consultata un punteggio IELTS numerico preciso, ma il requisito linguistico esiste. Questo significa che, se non hai inserito IELTS o un’alternativa valida, la tua pre-enrollment può restare condizionata finché non presenti la certificazione. In altre parole: puoi anche procedere, ma la pratica non è pienamente completa finché il requisito linguistico non viene soddisfatto. Milano UniMi IMS: sì per non-EU visa applicants Nel bando 2025/26 dell’International Medical School di UniMi, usato come riferimento, il requisito linguistico è particolarmente rilevante per i non-EU applicants che devono richiedere il visto. Il bando indica che serve un certificato di inglese valido nella fase di pre-enrollment su Universitaly e che chi non soddisfa il requisito non può essere ammesso secondo quelle regole. La fascia IELTS riportata come equivalente B2 è 5.5–6.5. Quindi qui la risposta a “I didn’t put my IELTS” è più netta: se sei non-EU visa applicant per UniMi, può essere un problema serio. UnivPM Ancona: B2 richiesto per corsi in inglese La International admissions page di UnivPM e la pagina sui language requirements confermano che per i corsi in inglese serve il requisito linguistico. Per Medicine il livello richiesto corrisponde a B2, con IELTS almeno 5.5. Se non hai caricato il certificato, la domanda può essere considerata incompleta e l’ateneo può chiederti di integrare i documenti entro una certa scadenza. Tor Vergata: da controllare nel bando aggiornato Per Tor Vergata, le pagine accessibili confermano l’esistenza di bandi e allegati con equivalenze linguistiche, ma dalle fonti raccolte non emerge una conferma sicura di IELTS obbligatorio per tutti. Anche qui serve verificare il bando 2026/27 appena disponibile. Cattolica: attenzione, non è IMAT pubblico Qui c’è un punto importante: Cattolica non fa parte dell’IMAT pubblico. Ha un proprio test e regole separate. Secondo le entry requirements di Cattolica International, l’IELTS Academic richiesto è overall 6.0, con alternative come TOEFL e Cambridge. Però non serve necessariamente al momento della candidatura al test: va presentato prima dell’enrollment, se ricevi un’offerta e non rientri nei casi di esenzione. I didn’t put my IELTS: cosa succede caso per caso Se hai scelto Bologna Se non hai inserito IELTS per Bologna, in base alle regole disponibili del corso di Unibo, non risulta un requisito obbligatorio generale. Quindi, in pratica, non dovrebbe bloccarti. Se hai scelto Catania Se non hai inserito IELTS o un altro certificato B2 valido per Catania, la tua domanda può restare under condition. Questo vuol dire che la pratica non è definitivamente completa finché non consegni il documento richiesto, come indicato dalla pagina ufficiale di Catania. Se hai scelto UniMi ed eri non-EU visa applicant Qui devi fare molta attenzione. Secondo il bando UniMi IMS, il certificato linguistico valido va caricato nella pre-enrollment. Se non lo hai fatto, per questa categoria di candidati potresti non soddisfare i requisiti di ammissione. Se hai scelto UnivPM Per UnivPM, la mancanza del certificato può rendere la domanda incompleta. Non sempre significa esclusione immediata, ma può significare richiesta di integrazione entro una scadenza. Se stai parlando di Cattolica Per Cattolica, non avere l’IELTS al momento della candidatura al test non è necessariamente un problema. Però dovrai presentare una prova linguistica valida prima dell’iscrizione, salvo esenzione. Quali punteggi IELTS sono richiesti? Non tutte le università pubblicano lo stesso livello di dettaglio, e non nelle fonti raccolte risultano requisiti ufficiali con minimum band separati per reading, writing, listening e speaking. I valori più chiari sono questi: UniMi Nel bando UniMi IMS, il livello B2 corrisponde a IELTS 5.5–6.5. UnivPM Per UnivPM, l’IELTS richiesto è almeno 5.5. Cattolica Per Cattolica International, il requisito è IELTS Academic overall 6.0. Catania Per Catania, il requisito è B2, ma nella pagina ufficiale consultata non è indicato un numero IELTS preciso. Se non hai IELTS, puoi usare un’alternativa? Spesso sì. Le alternative più ricorrenti nelle fonti ufficiali raccolte sono TOEFL, Cambridge, PTE e in alcuni casi una Medium of Instruction letter, cioè una lettera ufficiale che dimostra che i tuoi studi sono stati svolti in inglese. Per esempio, Catania accetta anche una Medium of Instruction letter; Cattolica prevede esenzione per chi ha frequentato la scuola superiore interamente in inglese con adeguata prova documentale; UniMi riconosce automaticamente il requisito linguistico a chi ha frequentato almeno un anno di scuola in inglese; UnivPM accetta diverse certificazioni equivalenti. Questo è importante perché “non ho messo IELTS” non significa sempre “non ho una prova linguistica valida”. Potresti avere già un titolo alternativo accettato. Quanto dura la validità dell’IELTS? La regola pratica è due anni. Il sito ufficiale IELTS indica che i risultati dimostrano la competenza linguistica per un massimo di due anni. Inoltre UnivPM specifica che certificati scaduti o non verificabili non vengono riconosciuti. Per un candidato IMAT 2026, un IELTS sostenuto nel 2023 può quindi essere rischioso, mentre uno del 2025 o 2026 è in generale molto più sicuro. In pratica: devo preoccuparmi se non ho inserito l’IELTS? La risposta breve è questa. Se hai fatto domanda per un ateneo dove l’IELTS non è richiesto, come Bologna nelle informazioni disponibili, probabilmente no. Se hai fatto domanda per un ateneo dove il certificato di inglese è richiesto ma può essere integrato dopo, come Catania o in certi casi UnivPM, allora la tua pratica può restare sospesa o condizionata finché non consegni il documento. Se invece sei in una situazione come UniMi non-EU visa applicant, allora non aver inserito l’IELTS o un equivalente valido può essere un problema sostanziale perché il requisito è collegato all’ammissibilità della procedura. Conclusione Alla domanda “IELTS obligated to all universities?”, la risposta corretta è: no, non per tutte le università IMAT 2026. Alla domanda “I didn’t put my IELTS”, la risposta corretta è: non si può rispondere senza guardare l’ateneo e il tuo status EU/non-EU. In sintesi: L’IELTS non è un obbligo nazionale uguale per tutti. Conta l’università che hai scelto, il momento in cui il documento viene richiesto e il fatto che tu debba o meno richiedere un visto tramite Universitaly. Per alcuni atenei non cambia nulla se non lo hai inserito. Per altri, può rendere la domanda incompleta o non valida finché non presenti una certificazione accettata.

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Leo Fulvio Bacchilega
lighted high-rise buildings during golden hourIMAT

IMAT English certification: what really counts

When preparing for the IMAT, one of the most common sources of confusion is the English requirement. Students often ask whether an English certificate is mandatory, which certificates are accepted, and what happens if they already hold a B2 qualification that is not listed everywhere. This article is meant to clarify what you actually need to do, how the English certification fits into the IMAT process, and how to move forward without unnecessary stress or wrong assumptions. All the information shared here comes directly from the official ministerial documents regulating the IMAT. The purpose is to connect those documents with practical decisions students need to make while preparing for the exam. Is an English certificate required to take the IMAT? For EU and Italian candidates, the answer is no. An English certificate is not mandatory in order to register for the IMAT or to sit the exam. During the application on Universitaly, candidates are simply asked whether they already hold an English language certification. This field is optional. This means that even without any certificate, you can complete your registration and take the IMAT regularly. This point is essential, because many students mistakenly believe that lacking a certificate could block their access to the test. That is not the case. Why does the English certification exist then? The English certification does not increase your score. It does not give extra points and does not improve your ranking directly. Its role is limited to one specific scenario: tie-breaking. If two or more candidates obtain the same total IMAT score, the ranking is decided using additional criteria. After comparing subject scores, if the tie still remains, priority is given to the candidate who declared a recognized English certification, provided it was obtained before the application deadline. So the certification is a secondary criterion, not a performance booster. When and how the certificate must be declared If you have an English certification, it must be declared during the IMAT application on Universitaly. There are two key conditions: the certificate must be already obtained by the application deadline being registered for an exam or waiting for results is not sufficient The declaration is made through self-certification, and universities may later verify the documentation. Which English certifications are accepted for the IMAT For the IMAT, it is not enough to hold a generic “B2” or “C1” level. Only the certifications explicitly included in the official ministerial list are considered valid. Recognized certifications include those issued by institutions such as: Cambridge English IELTS TOEFL ETS Trinity College London Pearson PTE General City and Guilds EDI Each certification corresponds to specific CEFR levels, depending on the test and score achieved. In addition, students who have completed at least one academic year in a program fully taught in English may have their language proficiency recognized automatically, according to the official rules. Is LanguageCert B2 accepted for the IMAT? This is where confusion often arises. LanguageCert B2 is a valid English certification in many academic and professional contexts. However, for IMAT purposes, only certifications included in the official ministerial list are considered. Since LanguageCert is not included in that list, it cannot be used as a valid English certification for IMAT tie-breaking purposes. This does not mean the certificate has no value. It simply means that it is not applicable within this specific admission procedure. What if you only have LanguageCert? If you are an EU or Italian candidate and your only English certification is LanguageCert B2: you can register for the IMAT without issues you can sit the exam normally you just cannot use that certificate as a tie-breaking criterion For most students, this does not affect their chances at all. The IMAT outcome depends primarily on the exam score, not on the presence of a certificate. Students who want full coverage even in tie scenarios should make sure they obtain one of the certifications included in the official list within the required timeframe. Why focusing on preparation matters more than paperwork The English certificate is an administrative detail. What truly determines admission is how well you perform on the IMAT. That is why, while understanding the rules is important, the priority should always be structured preparation, realistic simulations, topic-by-topic practice and continuous performance tracking. This is exactly the gap TestBuddy was created to fill: helping students prepare for admission tests in a clear, organized and low-anxiety way, using simulations, analytics and adaptive study paths that show real progress over time. Official sources All the information in this article is based on official IMAT documentation, including: the IMAT ministerial decree and annexes published by the Ministry of University and Research the Universitaly application guidelines for IMAT candidates The full and updated documents can be consulted through the official IMAT decree and the Universitaly portal.

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Leo Fulvio Bacchilega
people beside roadIMAT

Certificazione inglese IMAT: cosa conta davvero

Quando ci si prepara all’IMAT, prima o poi arriva sempre lo stesso dubbio. La certificazione di inglese serve davvero? È obbligatoria? La mia certificazione è riconosciuta oppure no? In questo articolo affrontiamo proprio queste domande, una per una, spiegando cosa è richiesto davvero, quando la certificazione conta e cosa succede se si ha una certificazione come LanguageCert B2. L’obiettivo è chiarire le regole in modo semplice, senza tecnicismi inutili, così da sapere esattamente come comportarsi durante l’iscrizione e la preparazione al test. Le informazioni che seguono derivano esclusivamente dai documenti ufficiali del Ministero relativi all’IMAT, in particolare dal decreto ministeriale e dagli allegati pubblicati per l’ultimo anno disponibile. I riferimenti diretti ai documenti sono indicati all’inizio e riepilogati alla fine dell’articolo. La certificazione di inglese è obbligatoria per iscriversi all’IMAT? No. Per gli studenti UE e italiani, la certificazione di inglese non è un requisito obbligatorio per iscriversi all’IMAT né per sostenere la prova. Durante l’iscrizione sul portale Universitaly viene chiesto solo l’eventuale possesso di una certificazione linguistica. Questo significa che è possibile iscriversi e fare l’esame anche senza alcuna certificazione. Questo punto è fondamentale, perché spesso genera ansia inutile. L’IMAT è un test di logica, biologia, chimica, matematica e fisica, svolto in lingua inglese, ma non richiede di presentare una certificazione per accedere alla prova, se si è cittadini UE. Allora a cosa serve davvero la certificazione di inglese? La certificazione di inglese non aumenta il punteggio del test. Non dà bonus, non aggiunge punti, non migliora il risultato della prova. Serve solo in una situazione molto specifica: in caso di parità di punteggio in graduatoria. Se due candidati ottengono lo stesso punteggio finale, la graduatoria viene ordinata seguendo alcuni criteri. Dopo il confronto sui punteggi delle singole materie, se la parità resta, prevale il candidato che ha dichiarato una certificazione linguistica riconosciuta, purché fosse già posseduta entro la chiusura delle iscrizioni. Quindi la certificazione è un criterio di precedenza, non uno strumento per “salire” in graduatoria. Quando e come va dichiarata la certificazione La certificazione, se posseduta, va dichiarata direttamente in fase di iscrizione sul portale Universitaly. Ci sono due regole importanti da rispettare: la certificazione deve essere già stata conseguita entro la data di chiusura delle iscrizioni non basta essere iscritti all’esame o in attesa del risultato La dichiarazione avviene in autocertificazione. Questo vuol dire che l’università può successivamente fare controlli e chiedere la documentazione ufficiale. Quali certificazioni di inglese sono riconosciute per l’IMAT Per l’IMAT non conta il livello in astratto, come “B2” o “C1”. Conta esclusivamente l’elenco delle certificazioni riconosciute indicato nel documento ufficiale del Ministero. Tra quelle accettate rientrano, a seconda del livello, le certificazioni rilasciate da enti come: Cambridge English IELTS TOEFL ETS Trinity College London Pearson PTE General City and Guilds EDI Per ciascuna certificazione sono previsti livelli specifici che corrispondono al B2, C1 o C2 del Quadro Comune Europeo. Un altro aspetto importante è che chi ha frequentato almeno un anno scolastico in un percorso con didattica interamente in inglese può vedersi riconosciuto automaticamente il requisito linguistico, secondo quanto previsto dalle regole ministeriali. LanguageCert B2 è riconosciuta per l’IMAT? Qui serve molta chiarezza. LanguageCert B2 è una certificazione valida in generale, riconosciuta in molti contesti accademici e lavorativi. Tuttavia, ai fini dell’IMAT, quello che conta è solo l’elenco ufficiale previsto dal Ministero. In quell’elenco, LanguageCert non risulta indicata. Questo significa che, per l’IMAT, non può essere utilizzata come certificazione linguistica valida per il criterio di precedenza in graduatoria. Non vuol dire che la certificazione “non valga”. Vuol dire semplicemente che non è utilizzabile in questa specifica procedura, perché non rientra tra quelle previste. Cosa succede se si ha solo LanguageCert Se si è cittadini UE o italiani e si ha una certificazione LanguageCert B2: ci si può iscrivere all’IMAT senza alcun problema si può sostenere regolarmente il test semplicemente non si potrà usare quella certificazione come titolo di precedenza in caso di parità di punteggio Per molti studenti questo non cambia nulla, perché la certificazione incide solo in casi molto specifici. Chi invece vuole coprirsi anche su questo aspetto deve assicurarsi di possedere, entro i tempi previsti, una certificazione tra quelle incluse nell’elenco ministeriale. Perché è importante concentrarsi sul test, non solo sulla certificazione La certificazione di inglese è un dettaglio amministrativo. Il vero fattore che determina l’ammissione è il punteggio dell’IMAT. Per questo, mentre si chiariscono questi aspetti burocratici, ci si deve preparare in modo serio e strutturato sul contenuto del test. Allenarsi con simulazioni realistiche, capire come si distribuiscono i punteggi, individuare i propri punti deboli e monitorare i miglioramenti nel tempo fa una differenza enorme. È proprio per questo che esiste TestBuddy: una piattaforma pensata per studiare in modo organizzato, senza ansia, con simulazioni, esercizi per argomento, statistiche chiare e strumenti che aiutano a capire davvero a che punto si è nella preparazione. Fonti ufficiali Le informazioni contenute in questo articolo derivano dai documenti ufficiali relativi all’IMAT, in particolare: Decreto ministeriale IMAT e allegati pubblicati dal Ministero dell’Università e della Ricerca Indicazioni operative del portale Universitaly per l’iscrizione alla prova I riferimenti completi e aggiornati sono disponibili nei documenti ufficiali consultabili tramite i link istituzionali del decreto IMAT e del portale Universitaly.

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Leo Fulvio Bacchilega
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Decreto Ministeriale Medicina 1115 e graduatorie: cosa cambia

Quando esce un decreto ministeriale a ridosso delle feste, è normale che crei confusione. Molti studenti si sono trovati a chiedersi cosa cambia davvero, quali regole sono state fissate nero su bianco e, soprattutto, cosa succede adesso dopo il semestre filtro. Con questo articolo andiamo a spiegare il contenuto reale del Decreto Ministeriale 1115, quello pubblicato a fine dicembre, concentrandoci solo sulle modifiche operative: graduatorie, fasce, scadenze, immatricolazioni, ripescaggi e corsi affini. Non parliamo del modello teorico del semestre filtro, ma di come il Ministero ha deciso di farlo funzionare nei fatti. Tutte le informazioni derivano dal decreto ufficiale e dai suoi allegati, citati all’inizio e riepilogati alla fine. Fonti ufficiali di riferimento Le informazioni riportate derivano esclusivamente dal decreto ministeriale e dai relativi allegati ufficiali pubblicati dal Ministero dell’Università e della Ricerca: Decreto Ministeriale n. 1115 del 22 dicembre 2025 Testo PDF del decreto Allegati ufficiali 1, 2 e 3 Cosa disciplina davvero il Decreto Ministeriale 1115 Il decreto non introduce il semestre filtro. Quello esiste già. Questo provvedimento serve a regolare tutto ciò che succede dopo: pubblicazione delle graduatorie modalità di assegnazione delle sedi scadenze per immatricolazioni e ripescaggi gestione dei posti residui accesso ai corsi affini regole per trasferimenti e anni successivi È il decreto che trasforma i risultati degli esami in posti universitari reali. Le graduatorie nazionali e la divisione in nove sezioni Il decreto stabilisce che le graduatorie nazionali non sono un elenco unico, ma sono articolate in nove sezioni di merito. Le graduatorie riguardano: Medicina e Chirurgia Odontoiatria e Protesi Dentaria Medicina Veterinaria e sono separate tra: studenti UE e non UE residenti in Italia studenti non UE residenti all’estero Ogni studente, accedendo alla propria area riservata su Universitaly, può visualizzare: punteggio totale fascia di appartenenza sede universitaria assegnata o iscrivibile ordine di preferenza utilizzato Questi dati sono usati solo per le procedure di assegnazione e immatricolazione e vengono conservati per un periodo limitato. Come funziona l’assegnazione della sede Lo studente non sceglie liberamente una sede dopo la graduatoria. La sede viene assegnata in base a tre elementi combinati: punteggio ottenuto fascia di merito preferenze indicate in fase di iscrizione L’assegnazione avviene alla prima sede utile, seguendo l’ordine delle preferenze. Se una sede non ha più posti disponibili, il sistema passa automaticamente alla successiva. Questo significa che le preferenze contano davvero e non sono un dettaglio formale. Le scadenze per l’immatricolazione iniziale Il decreto fissa date molto rigide. Dalle ore 16.00 dell’8 gennaio 2026 vengono pubblicate le graduatorie nazionali nominative. Da quel momento parte una finestra precisa: lo studente deve immatricolarsi entro il 14 gennaio 2026 chi non completa l’immatricolazione decade automaticamente la decadenza comporta la perdita del posto, senza possibilità di recupero Non sono previste proroghe individuali. Il sistema è pensato per essere rapido e definitivo. Cosa succede se non ci si immatricola nei tempi Il decreto è molto chiaro su questo punto. Chi non si immatricola entro i termini: perde il diritto al corso assegnato non può recuperare quella sede in seguito può essere indirizzato verso i corsi affini, se rientra nei requisiti Il posto lasciato libero viene immediatamente rimesso in gioco per le assegnazioni successive. Le assegnazioni successive e i ripescaggi A partire dal 16 gennaio 2026, il sistema utilizza i posti rimasti liberi per nuove assegnazioni. Gli studenti che: non risultano immatricolabili nelle sedi scelte oppure non hanno ottenuto una sede utile possono effettuare nuove scelte tra tutte le sedi che presentano disponibilità residua. Questa procedura avviene solo online, tramite Universitaly, ed è limitata nel tempo. Chi ottiene una nuova assegnazione deve: immatricolarsi entro il 24 gennaio 2026 rispettare le procedure amministrative della sede Anche in questa fase, il mancato rispetto delle scadenze comporta la decadenza. La pubblicazione definitiva delle graduatorie Il decreto stabilisce che: le graduatorie definitive dei corsi di Medicina, Odontoiatria e Veterinaria sono pubblicate il 28 gennaio 2026 dopo questa data, i posti residui vengono gestiti direttamente dagli atenei per casi specifici Non esistono ulteriori scorrimenti nazionali oltre quelli previsti dal calendario ufficiale. L’assegnazione ai corsi affini Gli studenti che non rientrano in posizione utile per i corsi principali vengono assegnati ai corsi affini, secondo: il punteggio ottenuto le preferenze indicate la disponibilità dei posti La graduatoria dei corsi affini viene pubblicata il 28 gennaio 2026 e segue un calendario autonomo, con: nuove finestre di immatricolazione ulteriori scorrimenti eventuali assegnazioni d’ufficio in base alla prossimità geografica Anche qui, il mancato rispetto delle scadenze comporta la perdita del posto. Trasferimenti, cambi di sede e anni successivi Il decreto chiarisce anche cosa succede dopo il primo anno. Non vengono programmati posti aggiuntivi negli anni successivi. I posti disponibili derivano solo da: rinunce trasferimenti abbandoni passaggi ad altri corsi Gli atenei pubblicano avvisi specifici e gli studenti possono presentare domanda solo in presenza di un bando ufficiale. Per i trasferimenti da università estere o da altri atenei italiani: vengono valutati i crediti vengono verificate le propedeuticità il tutto è subordinato alla reale disponibilità di posti Non è mai consentita l’iscrizione in sovrannumero. Perché questo decreto cambia il modo di prepararsi Il Decreto Ministeriale 1115 rende evidente una cosa: non basta superare gli esami, serve controllare ogni passaggio. Graduatorie divise in fasce, scadenze ravvicinate, assegnazioni automatiche e decadenze immediate significano che ogni errore organizzativo pesa quanto un errore di studio. È proprio per questo che sempre più studenti scelgono strumenti che permettono di: monitorare costantemente il proprio livello capire in anticipo se il punteggio è competitivo prepararsi agli esami senza navigare alla cieca TestBuddy nasce esattamente per questo: aiutare a studiare con metodo, dati e simulazioni, riducendo l’ansia e aumentando il controllo in un sistema che non lascia spazio all’improvvisazione. Riepilogo fonti ufficiali Decreto Ministeriale n. 1115 del 22 dicembre 2025 Testo PDF del decreto Allegati ufficiali 1, 2 e 3

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Analisi della prova di Fisica del Semestre Filtro 2° sessione

Oggi analizziamo insieme la seconda prova di Fisica del Semestre Filtro, pubblicata nei documenti ufficiali del ministero, e cerchiamo di capire come si è trasformata rispetto alla prima sessione, quali parti del syllabus sono state realmente utilizzate e quali invece sono rimaste molto ampie solo sulla carta. L’idea è aiutare chi si sta preparando a orientarsi senza confusione, andando dritti al punto: quali argomenti sono stati scelti dai docenti, dove si è alzata la difficoltà e su cosa conviene concentrarsi per non ritrovarsi spiazzati nelle prossime sessioni. Il nostro obiettivo come team è offrire una guida chiara e ragionata, costruita sulla base del syllabus ufficiale previsto dal decreto ministeriale e sulla prova autentica della seconda sessione di Fisica, disponibile nel documento ufficiale del ministero. Da qui parte tutta l’analisi, così da aiutare gli studenti a collegare ciò che devono studiare con ciò che effettivamente viene chiesto in sede d’esame. Il syllabus ufficiale: un programma enorme e molto più ampio delle domande reali Il programma di Fisica indicato dal decreto è davvero vasto. Comprende praticamente tutta la fisica classica: meccanica, fluidi, onde, termodinamica, elettricità, magnetismo, ottica e radiazioni. Include anche capitoli avanzati come corpo rigido, momento angolare, tensione superficiale, induzione elettromagnetica, radioattività, lenti complesse e microscopio. È importante ricordarlo perché il divario tra quanto è previsto e quanto finisce davvero nelle prove è enorme. Il syllabus fissa il perimetro, ma poi i docenti selezionano solo frammenti molto specifici, in modo spesso ripetitivo tra una sessione e l’altra. Come si collocava la prima sessione e perché la seconda ha cambiato ritmo Nella prima sessione la prova era prudente. Esercizi corti, molto scolastici, nessun concetto avanzato. Una selezione che si poteva affrontare con sicurezza se si conoscevano i fondamentali. Con la seconda sessione, il livello percepito dagli studenti cambia subito. Non è un’impressione: analizzando domanda per domanda si vede che la scelta degli argomenti è più tecnica, più ampia e spesso più concettuale. È come se i docenti avessero deciso di utilizzare davvero parti del syllabus che nella prima prova non erano state toccate. L’esame rimane coerente, ma non più “tranquillo”. Adesso serve una preparazione che non si limiti alla superficie. I capitoli centrali della seconda sessione Termodinamica: la parte che cresce di più La seconda prova introduce una porzione di termodinamica più tecnica e più aderente al syllabus intermedio: Gas reali, con attenzione al fatto che PV = nRT non è più utilizzabile senza correzioni. Energia interna espressa correttamente con n cV ∆T. Capacità termica totale, non solo calore specifico. Entropia come funzione di stato e confronto tra trasformazioni reversibili e irreversibili. Lavoro nelle trasformazioni isobare, inclusa la variazione di segno nella trasformazione inversa. Questi argomenti non comparivano nel primo appello, che si era limitato agli aspetti più elementari dei gas perfetti e al rendimento di Carnot. Nella seconda sessione i docenti hanno ampliato il raggio d’azione inserendo domande che richiedono di capire il processo, non solo applicare una formula. Fluidi: blocco fondamentale e ricorrente I fluidi continuano a essere il capitolo più ricorrente e strutturato. In questa seconda sessione compaiono: Galleggiamento con carico aggiuntivo, più complesso della zattera base della prima sessione. Pressione sul sub a 50 m, che richiede sommare pressione atmosferica e idrostatica. Numero di Reynolds, grandezza adimensionale che appartiene alle parti avanzate del syllabus. Frazione immersa calcolata da densità diverse. È evidente che i docenti prediligono esercizi applicativi, spesso con scenari ripetuti tra le sessioni ma con difficoltà crescente. Onde e acustica: dal livello base al livello applicato La seconda sessione introduce una parte più viva e interessante delle onde: Intensità sonora e livello in decibel, con il significato fisico di 0 dB. Potenza trasportata dall’onda quando la frequenza raddoppia. Effetto Doppler calcolato con un aumento percentuale di frequenza. Propagazione del suono e impossibilità di trasmetterlo nel vuoto. Nella prima sessione si vedevano solo frequenza, lunghezza d’onda e piccole definizioni. Qui invece il capitolo onde diventa un vero argomento d’esame. Elettricità e magnetismo: più concetti, meno circuiti Nessuna resistenza, nessun circuito, niente legge di Ohm. La seconda prova sceglie un altro approccio: Equipotenziali di una carica puntiforme. Linee di campo all’interno di un condensatore ideale. Energia di una carica che attraversa una differenza di potenziale. Linee di forza del campo magnetico come curve chiuse. La richiesta è riconoscere la struttura del campo, non fare conti elettrici. Questo è perfettamente in linea con la versione teorica del syllabus. Ottica: fenomeni chiave e molto ricorrenti La seconda sessione porta due elementi molto classici: Rifrazione in una lastra a facce parallele, con la traslazione del raggio. Riflessione totale come principio delle fibre ottiche. Sono concetti importanti e spesso intuitivi, che ritornano perché sono applicazioni chiare delle leggi dell’ottica geometrica. Conversioni e grandezze fisiche: immancabili La seconda sessione contiene numerosi esercizi di: conversione tra unità di misura riconoscimento di grandezze adimensionali trasformazione di velocità e accelerazioni passaggio da Pascal a atmosfere equivalenze tra litri, dm³ e cm³ Sono domande brevi ma decisive, presenti in entrambe le prove e quasi sempre fonte di errori rapidi. Le parti enormi del syllabus che non compaiono neanche nella seconda sessione Ci sono capitoli del syllabus che non sono stati toccati in nessuna delle due prove: Corpo rigido e rotazioni Tensione superficiale e legge di Laplace Modulo di Young e deformazioni Induzione elettromagnetica (Faraday, Lenz, Biot Savart) Circuiti RC Radioattività e decadimenti nucleari Leggi della radiazione (Wien, Stefan Boltzmann) Ottica avanzata, soprattutto il microscopio Sono argomenti che rimangono parte del programma, ma che per ora non entrano nella selezione effettiva delle prove. Il profilo che emerge dai docenti dopo questa seconda sessione Dopo due prove si intravedono scelte molto coerenti: centralità dei fluidi in tutte le loro forme applicate crescita evidente di termodinamica intermedia valorizzazione di onde e acustica passaggio dall’elettricità di base al concetto di campo interesse stabile per l’ottica geometrica presenza costante di unità di misura e conversioni esclusione quasi totale della fisica avanzata del syllabus La seconda sessione non rompe la logica della prima, ma la rende più profonda. Chi studia deve saper andare oltre la fisica da liceo e sviluppare un ragionamento consapevole sulle grandezze fisiche. Come si inserisce TestBuddy in questa preparazione Una prova costruita in questo modo richiede una preparazione ampia ma organizzata. Molti studenti hanno una percezione immediata di difficoltà crescente perché il salto tra prima e seconda sessione è reale, e serve un sistema che aiuti a isolare gli argomenti davvero ricorrenti. Ed è qui che come team abbiamo costruito TestBuddy: per permettere a chi studia di non sprecare tempo, di allenarsi su ciò che conta e di misurare davvero i miglioramenti con simulazioni, percorsi mirati e analisi dei punti deboli. L’idea è rendere la preparazione qualcosa che dà confidenza, non ansia, e aiutare a capire rapidamente se si è pronti per una prova che ora richiede più consapevolezza e meno memorizzazione. Fonti ufficiali utilizzate nell’articolo Prova ufficiale di Fisica della seconda sessione, disponibile nella pagina ministeriale del secondo appello.

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Leo Fulvio Bacchilega

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